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ORIENTAMENTO AL LAVORO • Fare impresa

Se il tuo desiderio è metterti in proprio, ecco l’iter da seguire!!!

1) “START UP”

Oggi come oggi, è proprio sul valore delle idee che si misura la capacità di un’azienda di costruire un progetto in grado di durare nel tempo e possibilmente di regalare utili.
Le strategie, gli obiettivi, l’ organizzazione, i numeri e gli impianti vengono successivamente.
Hai un’ idea da sviluppare che non è diventata ancora un vero e proprio progetto?
Devi iniziare pian piano un percorso di progressiva messa a fuoco. Per prima cosa devi capire qual è il tuo eventuale mercato, attraverso una ricerca primaria.
Puoi farlo in tanti modi: ad esempio, telefonare ad alcuni potenziali clienti o predisporre eventuali questionari, in modo da tagliare bene l’idea e calibrarla sullo specifico mercato in cui intendi operare.
In questo modo puoi capire se la tua idea è effettivamente innovativa e soprattutto realizzabile.

2) “BUSINESS PLAN”

Una volta definita l’idea, devi passare alla fase dell’operatività, ossia devi compilare un piano in cui definire gli obiettivi, lo schema organizzativo, le strategie d’impresa, e in cui dare un volto al team che prenderà in mano il progetto.
Si tratta di fare una vera e propria analisi obiettiva delle potenzialità di crescita di un abbozzo d’impresa.
Devi domandarti: Ho esperienza? Conosco il settore in cui intendo operare? Qual è la concretezza degli obiettivi che intendo raggiungere?
Anche i numeri sono un elemento su cui si misura la consistenza di un piano, perciò chiediti: I fabbisogni finanziari sono stati individuati con precisione?
Da buon imprenditore devi conoscere lo schema organizzativo più idoneo, le necessità finanziarie, i rischi e i margini di crescita e di guadagno.
Tutto ciò ti sembra impossibile per te che ti affacci per la prima volta verso il mondo dell’imprenditoria? Non preoccuparti, negli ultimi anni, le Camere di Commercio, le Regioni e talvolta i Comuni hanno avviato specifici servizi di supporto o di consulenza a coloro che vogliono mettere nero su bianco una semplice idea d’impresa.

3) LA SCELTA DELLA FORMA SOCIETARIA

Dopo aver definito il piano, con la relativa messa a fuoco del mercato, dello schema organizzativo e dell’assetto finanziario, devi scegliere la forma societaria che la tua impresa dovrà assumere. Adottare una determinata forma giuridica, significa adottare un certo modello di convivenza tra i soci, nonché uno specifico rapporto con gli investitori e con i creditori.

Qui di seguito ti riportiamo dei modelli di forme societarie:

1. Società di persone: l’attività tende a identificarsi con il lavoro degli stessi soci, anche dal punto di vista patrimoniale. Ci può essere la società semplice oppure la società in nome collettivo ( snc ), qualora abbia per oggetto un’attività commerciale; in entrambi i casi vale il principio che i soci sono illimitatamente responsabili per le obbligazioni della società.

2. Ditta individuale: c’è la totale identificazione dell’impresa con l’imprenditore, nel lavoro e nei rischi.

3. Società in accomandita semplice ( Sas ) : c’è una netta distinzione tra i soci che si occupano della gestione e quelli che apportano i capitali. I primi, detti accomandatari, rispondono illimitatamente. I secondi, accomandanti rispondono del solo capitale conferito.

4. Società a responsabilità limitata ( Srl ) : è la forma-base della società di capitali. Nelle versioni a uno o più soci, la Srl appare la veste giuridica ideale di un’impresa che ha una certa complessità e che richiede una certa quantità di capitali. Ovviamente le complessità contabili, gli adempimenti iniziali, le spese di costituzione, nonché quelle annuali di gestione, sono notevolmente superiori rispetto alle società di persone. Il tutto si complica ulteriormente con le Società per azioni ( Spa ), il cui peso è normalmente incompatibile per le imprese in fase di avviamento.

5. Società cooperativa : a differenza di quanto avviene nelle società di capitali, il suo obiettivo non è quello di conseguire un utile, ma bensì la tutela degli stessi soci.
Le cooperative sociali sono una speciale categoria di cooperative di lavoro e si distinguono in:
• tipo “A”, per la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi;
• tipo “B”, per lo svolgimento di attività diverse - agricole, industriali, commerciali o di servizi - finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
• “miste”.
In Italia le Cooperative Sociali rappresentano un'importante realtà sia sotto il profilo occupazionale sia sotto quello dell'erogazione di servizi.
Infatti, da un lato impiegano complessivamente oltre 500 mila addetti, dall'altro, con la crescente politica della delega, portata avanti dagli enti pubblici locali sono sempre più affidati alle Cooperative Sociali molti servizi sociali, sanitari, educativi e culturali precedentemente erogati direttamente dalle Amministrazioni.

4) L’ATTO ISTITUTIVO

A meno che tu non voglia costituire una società semplice o una ditta individuale, per le quali non è previsto alcun atto di costituzione specifico, in tutti gli altri casi si richiede la stipula di un atto di natura pubblica, o quanto meno, come nel caso della Snc, l’autentificazione di una scrittura privata, alla presenza di un notaio. Sono i primi adempimenti, cui si aggiunge, ad esempio per le Srl, l’obbligo del versamento di almeno un quarto del capitale sociale.
L’atto costitutivo costituisce il primo passo verso la concretezza dell’impresa.

5) LA RICERCA DEL FINANZIAMENTO

Costituita la società, non resta che mettersi al lavoro!
Se hai mezzi tuoi, personali, sarai tentato di ignorare il vasto panorama finanziario in cui si muovono soggetti pubblici e privati, e istituzioni. Per non parlare poi degli strumenti che negli ultimi anni Stato e Regioni, hanno affinato per dare ossigeno alle nuove imprese.
Esistono tutta una serie di finanziamenti riconducibili ai fondi strutturali europei, e sono le Regioni stesse che hanno il compito di gestire questi fondi e farli arrivare sul territorio.
Allo stesso modo si muovono gli interventi del Ministero dello Sviluppo Economico come ad esempio il fondo destinato ad incentivare l’attività imprenditoriale femminile (Lg. 215 del 1992).
Un altro strumento collaudato è la legge 388 del 2000, che attraverso il credito di imposta sostiene la nascita e lo sviluppo delle piccole e medie imprese.
Infine, il decreto legge 185 del 2000, più noto come Incentivi all’ autoimprenditorialità e all’autoimpegno è uno strumento rivolto ai giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, purché residenti in zone considerate “ammissibili” sulla base delle stime ministeriali.
C’è infine, un altro tipo di approccio, sempre più visibile anche tra le istituzioni regionali. Ovunque sul territorio italiano, è un fiorire di fondi di investimento: si tratta di veri e propri Venture capital, con risorse sia pubbliche che private, che inseguono buone idee e scommettono sui team più preparati.

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